
Yukio Mishima.
No,non è il nome di uno dei tanti personaggi fantastici che combattono nei cartoni animati giapponesi e non è neanche il nome dell'ultimo modello di telefonia mobile.
Il valore dimostrato da quest'uomo mi induce a tracciarne un breve ricordo per chi non ne ha mai sentito parlare e non conosce la sua straordinaria storia di vita.
Kimitaka Hiraoka (questo il suo vero nome) nacque a Tokio nel 1925,l'anno precedente alla morte dell'imperatore Taisho.
Sin da giovane dimostrò le sue capacità e ad appena 7 anni scrisse il primo racconto.
Intanto in Giappone si affermò un governo ideologicamente vicino al fascismo italiano con una forte componente militarista e nazionalista.
Tradizionalista,conservatore e difensore dei valori fondamentali che caratterizzavano il Giappone imperiale, Mishima fu sconfitto doppiamente dall'esito della seconda guerra mondiale.
Infatti con il Trattato di San Francisco del 1951,vide quella che un tempo fu la sua gloriosa nazione,piegarsi ai piedi dello stato americano e rinunciare alla difesa territoriale delegando questo compito all'esercito degli U$A.
Quest'episodio segnò in maniera determinante la vita dello scrittore e lo portò al suicidio nel 1970.
Nel 1949 pubblicò la sua prima opera (con lo pseudonimo di Yukio Mishima),"confessioni di una maschera",che riscosse un notevole successo.
La fama aumentò con la pubblicazione dei lavori successivi (capolavori come "il padiglione d'oro" o come "il sapore della gloria").
Ma il successo non colmò quel disagio perenne determinato dalla totale sottomissione del suo paese verso una nazione nemica,responsabile della sconfitta.
Le sue opere ne risentono.
Possiamo trovare infatti forti contenuti tradizionalisti.
Altre tematiche fondamentali sono l'esaltazione dell'eroismo e del valore fisico che lo portarono poi a fondare l'organizzazione militare "Tatenokai".
Mishima non si perdonò per tutta la vita la mancata partecipazione alla guerra mondiale (esonerato) e la sua sopravvivenza a quell'immane tragedia.
Nella tetraologia "Il mare della fertilità" possiamo leggere quello che è il suo testamento spirituale.
L'invito a conservare gli antichi valori del Giappone Imperiale,il rifiuto dei principi imposti dal mondo occidentale.
Oppresso dall'"invasione" culturale operata dal mondo occidentale ai danni del "suo" Giappone, Mishima prese una decisione drastica e con il "seppuku" (il suicidio rituale)si tolse la vita dopo aver occupato una caserma insieme ai giovani che vollero seguirlo,affascinati dalla sua figura e fedeli a quelle che erano le tradizioni imperiali che lo scrittore voleva difendere fino alla fine.
Quel momento drammatico fu preceduto dalla lettura di un proclama e trasmesso in tutte le televisioni giapponesi.
La preparazione del suicidio fu così lucida e ben organizzata che Mishima volle anche lasciarci un biglietto d'addio colmo di significato.
"La vita umana è breve,ma io vorrei vivere sempre"
Così finiva la vita di un uomo che con questo gesto volle consegnarsi alla leggenda e che incarna il prototipo dell'eroe (nel vero senso della parola).
Ho colto nel romanzo "Sole e acciaio" un ritratto perfetto di Mishima,fatto dallo stesso Mishima.
"
Naturalmente, giorno dopo giorno, volsi le spalle ai gusti dell’epoca. Il mio stile era ricco di antitesi, possedeva una dignità arcaica e maestosa, e non mancava neppure di una certa nobiltà; tuttavia manteneva dovunque una solenne andatura da cerimonia e attraversava con identica cadenza di passo anche le camere da letto altrui. Il mio stile teneva il petto in fuori come un guerriero. E disprezzava lo stile altrui, che si inchinava, si piegava obliquamente, si inginocchiava e, peggio ancora, faceva ondeggiare le anche."

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