giovedì, 24 gennaio 2008
venerdì, 18 gennaio 2008

Mi chiamo Mohammed Zaanin, ho 12 anni e sono palestinese.
O meglio:
mi chiamavo Mohammed Zaanin,avevo 12 anni ed ero palestinese finchè il proiettile di un blindato israeliano non si è conficcato nel mio cranio e ha usurpato il mio sorriso.
Sentivo il sangue traboccare dalla testa, sentivo il pianto straziante di mio padre poco distante,sentivo il rumore dei sassi lanciati dai miei fratelli sui corazzati nemici.
Provare sensazioni significa vivere.
Soffrivo, ma ero vivo.
In quel momento ho pensato alla mia vita, alla mia famiglia,alla mia terra.
Non era facile vivere a due passi dalla Striscia di Gaza, non era facile soprattutto essere palestinesi.
Ho pensato ai quarant’anni di occupazione,di menzogne,di soprusi,di violenze, di stragi che il mio popolo è stato costretto a subire circondato dall’indifferenza degli organi internazionali.
Poi il suono flebile di un’ambulanza è arrivato al mio orecchio esanime. Allah aveva ascoltato le mie preghiere ed io ora grazie a Lui ascoltavo quel rumore un tempo fastidioso.
Ma le voci di uomini che parlavano una lingua diversa dalla mia hanno sovrastato ben presto il fischio della sirena.
In quel momento ho capito che sarebbe stato più opportuno impiegare le ultime preghiere rimaste per assicurasi un posto nello Janna e non più la salvezza terrena.
Avevo 12 anni e forse il soccorso dei medici di Gaza mi avrebbe garantito una speranza, non dico la salvezza, ma gli stessi soldati che poco prima avevano bucato la mia testa, si sono opposti al passaggio dell’ambulanza.
La storia del mio popolo mi ha insegnato a resistere e sono sicuro che sarei riuscito a resistere per minuti prima di spirare definitivamente.
Così ho fatto, per ben 3 ore sul terreno di sangue e di terra che troppe volte ha fatto da cornice agli orrori israeliani.
Respiravo l’odore aspro della mia terra, ero a contatto con essa.
Ho resistito per 3 ore e proprio quando gli israeliani hanno lasciato passare i medici di Gaza, ho smesso di provare rabbia,dolore,orgoglio.
Avevo 12 anni e mi chiamavo Mohammed e tu forse non ti ricorderai di me perché sono solo uno degli 815 bambini palestinesi che hanno perso la vita durante un raid israeliano dal 2000 fino ad oggi.
Tu forse non ti ricorderai di me perché avrai sentito al telegiornale che la mia morte è stato un errore tecnico, perché in realtà l’obiettivo era un rifugio dove si addestravano “terroristi” pronti a sparare razzi contro i coloni di Gaza.
Tu forse non ti ricorderai di me perché sono 60 anni che ascolti di morti in medio-oriente e alla fine hai deciso di pensarla come tutti, hai deciso di essere uno dei signor “finchè s’ammazzano tra loro”.
Ma io mi chiamavo Mohammed Zaanin,avevo 12 anni ed ero palestinese.
N.S.
